
Salvare centinaia di vite umane attraverso la dialisi. Grazie alle proprie apparecchiature medicali, utilizzate nei paesi sottosviluppati. È questo l’ultimissimo progetto a scopo umanitario della Onlus genovese L’Albero dei Sorrisi (Internet: www.alberodeisorrisi.org), che è stata fondata da Mario Camìa, amministratore delegato della Emac. La sinergia tra le due realtà, quella commerciale e quella solidale, ha portato alla nascita di un importantissimo piano di sostegno che interessa il Senegal, paese dell’Africa dov’è altissima la media delle persone che necessiterebbero di dialisi per tre volte alla settimana. Mario Camìa, presidente de L’Albero dei Sorrisi Onlus, illustra la campagna: «Come Emac - racconta - ci occupiamo da trent’anni di apparecchiature medicali. Nel 2007, quindi, nasce l’idea della Onlus, attraverso cui forniamo gratuitamente ecografi e reni artificiali ai paesi sottosviluppati». Funziona così: «Agli ospedali e ai centri medici da noi riforniti in Italia, che devono sostituire le loro apparecchiature, la Emac consegna il nuovo e ritira il vecchio; quest’ultimo viene “ricondizionato” (ovvero sterilizzato e/o rimesso a nuovo) e donato, attraverso L’Albero dei Sorrisi, agli ospedali dei paesi del Terzo Mondo». Ad esempio, nella capitale del Senegal, Dakar, esiste un centro dialisi gestito dall’università locale. «Ma che, ovviamente, non basta per servire l’intera nazione». La percentuale di mortalità per nefropatie è quindi altissima. Ma ecco che, grazie anche al contributo dei genovesi, a Dakar è nato un secondo centro. «Questo - prosegue Camìa – ha ricevuto otto macchinari per la dialisi donati dalla nostra Onlus, perfettamente funzionanti, e con i materiali di consumo forniti direttamente da noi».
Dopo questo primo progetto, ne è stato approvato un altro. Sarà collocato, sempre in Senegal, nella Città Santa di Touba, meta di incessanti pellegrinaggi per gli Islamici. «Le modalità - osserva Camìa - saranno le stesse. L’Albero dei Sorrisi fornirà reni artificiali, letti bilancia e impianti per la preparazione dell’acqua, mentre alla municipalità locale spetterà l’individuazione di locali adeguati». Il centro dialisi di Touba potrà servire la popolazione locale, ma anche tutti quei fedeli nefropatici che, al momento, non possono partire per la Città Santa perché, una volta giunti, non saprebbero come curarsi.
Oltre al Senegal, l’altro paese sul quale, attualmente, si stanno concentrando le attenzioni de L’Albero dei Sorrisi è il Nepal: «Il progetto si chiama “Villaggio dei Sorrisi”: vogliamo recuperare i villaggi e frenare l’enorme flusso di emigrazione verso la capitale Katmandu». Per salvare i villaggi, L’Albero dei Sorrisi si occupa di migliorare la qualità scolastica e di organizzare laboratori di artigianato per la creazione di manufatti in cucito (le donne), terrecotte e oggetti di legno (gli uomini) da vendere poi nei mercati della capitale. «“Salvare i villaggi" significa salvare l’identità di un popolo e garantire un futuro ai tanti giovani, che nella grande città non trovano lavoro, restando ai margini oppure prendendo brutte strade».
Dopo questo primo progetto, ne è stato approvato un altro. Sarà collocato, sempre in Senegal, nella Città Santa di Touba, meta di incessanti pellegrinaggi per gli Islamici. «Le modalità - osserva Camìa - saranno le stesse. L’Albero dei Sorrisi fornirà reni artificiali, letti bilancia e impianti per la preparazione dell’acqua, mentre alla municipalità locale spetterà l’individuazione di locali adeguati». Il centro dialisi di Touba potrà servire la popolazione locale, ma anche tutti quei fedeli nefropatici che, al momento, non possono partire per la Città Santa perché, una volta giunti, non saprebbero come curarsi.
Oltre al Senegal, l’altro paese sul quale, attualmente, si stanno concentrando le attenzioni de L’Albero dei Sorrisi è il Nepal: «Il progetto si chiama “Villaggio dei Sorrisi”: vogliamo recuperare i villaggi e frenare l’enorme flusso di emigrazione verso la capitale Katmandu». Per salvare i villaggi, L’Albero dei Sorrisi si occupa di migliorare la qualità scolastica e di organizzare laboratori di artigianato per la creazione di manufatti in cucito (le donne), terrecotte e oggetti di legno (gli uomini) da vendere poi nei mercati della capitale. «“Salvare i villaggi" significa salvare l’identità di un popolo e garantire un futuro ai tanti giovani, che nella grande città non trovano lavoro, restando ai margini oppure prendendo brutte strade».
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