L’assemblea di Federgioco, associazione che riunisce le quattro case da gioco italiane, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione del settore, che sta vivendo una situazione da “stato di crisi”. Una pubblica disanima dello stato del comparto, perciò, è stata giudicata quanto mai opportuna da Carlo Pagan, amministratore delegato del Casinò Campione d’Italia e presidente di Federgioco: in una conferenza stampa, preliminare ad assemblea sociale e seduta del Consiglio direttivo dell’associazione, ha delineato anzitutto l’andamento del mercato del gioco che in Italia segna una progressione che tra 2003 e 2010 ha quadruplicato, da 15 a 61 miliardi di euro, un giro d’affari dove è stata impressionante, nell’ultimo triennio, la crescita, quasi del 300 per cento, del gioco on line che segnala una modesta flessione solo raffrontando il primo trimestre 2011 e il medesimo periodo dell’anno prima. Ma il confronto tra i due trimestri segna un’ulteriore crescita del mercato, da 15 a 18 miliardi di euro, con poderoso ingresso delle videolotteries, VLT, segmento che ha più che doppiato quello del gioco on line. Paradossalmente, dell’andamento in sé positivo del settore non hanno beneficiato le strutture che vi sono deputate: l’evoluzione del mercato dei casinò in Italia segna una curva che dal 2008 è discendente e l’anno scorso ha registrato il valore – 442 milioni di euro – più basso dal 2003, con una frenata ulteriore del 3,1 per cento sul 2009. La contrazione tra il quadrimestre appena trascorso e quello dell’anno prima, da 149 a 144 milioni di euro, prossimo al 3 e mezzo per cento, scontato soprattutto dai tavoli, ma anche dalle slot, è la conferma ulteriore di una tendenza pregiudizievole per l’attività delle case da gioco italiane, per le quali non vale trincerarsi dietro il mal comune mezzo gaudio dell’andamento del mercato dei casinò europei: nel triennio 2008-2010 hanno perso oltre un miliardo di euro di proventi, riducendosi di numero del 10 per cento, da 1.010 a 909. E’ il più evidente segno di uno “stato di crisi” cui Federgioco non intende rassegnarsi; per questo sollecita un tavolo di confronto con i ministeri competenti, Interni e Finanze, affinché venga valorizzato il ruolo della casa da gioco in un comparto dove esso deve restare imprescindibile. Federgioco, che rivendica la specificità delle strutture associate, ritiene che il gioco live richieda ambienti adeguati in termini di sicurezza, controllo e protezione, avendo motivo inoltre di considerarsi specialista in materia di ludopatia per cui, circa i casinò on line, non esita a propugnare la gestione dei giochi live solamente all’interno delle strutture di Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia. La gestione del blog è di natura dilettantistica e non rappresenta in nessun caso una prestazione professionale. Alcune immagini riportate nel sito sono state prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio, i proprietari, gli autori , gli editori o qualsiasi altro soggetto avente titolo potrà richiederne la rimozione che verrà effettuata immediatamente. Il blog non rappresenta una testata giornalistica
mercoledì, maggio 18, 2011
Al casinò di Sanremo si discute del futuro delle case da gioco
L’assemblea di Federgioco, associazione che riunisce le quattro case da gioco italiane, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione del settore, che sta vivendo una situazione da “stato di crisi”. Una pubblica disanima dello stato del comparto, perciò, è stata giudicata quanto mai opportuna da Carlo Pagan, amministratore delegato del Casinò Campione d’Italia e presidente di Federgioco: in una conferenza stampa, preliminare ad assemblea sociale e seduta del Consiglio direttivo dell’associazione, ha delineato anzitutto l’andamento del mercato del gioco che in Italia segna una progressione che tra 2003 e 2010 ha quadruplicato, da 15 a 61 miliardi di euro, un giro d’affari dove è stata impressionante, nell’ultimo triennio, la crescita, quasi del 300 per cento, del gioco on line che segnala una modesta flessione solo raffrontando il primo trimestre 2011 e il medesimo periodo dell’anno prima. Ma il confronto tra i due trimestri segna un’ulteriore crescita del mercato, da 15 a 18 miliardi di euro, con poderoso ingresso delle videolotteries, VLT, segmento che ha più che doppiato quello del gioco on line. Paradossalmente, dell’andamento in sé positivo del settore non hanno beneficiato le strutture che vi sono deputate: l’evoluzione del mercato dei casinò in Italia segna una curva che dal 2008 è discendente e l’anno scorso ha registrato il valore – 442 milioni di euro – più basso dal 2003, con una frenata ulteriore del 3,1 per cento sul 2009. La contrazione tra il quadrimestre appena trascorso e quello dell’anno prima, da 149 a 144 milioni di euro, prossimo al 3 e mezzo per cento, scontato soprattutto dai tavoli, ma anche dalle slot, è la conferma ulteriore di una tendenza pregiudizievole per l’attività delle case da gioco italiane, per le quali non vale trincerarsi dietro il mal comune mezzo gaudio dell’andamento del mercato dei casinò europei: nel triennio 2008-2010 hanno perso oltre un miliardo di euro di proventi, riducendosi di numero del 10 per cento, da 1.010 a 909. E’ il più evidente segno di uno “stato di crisi” cui Federgioco non intende rassegnarsi; per questo sollecita un tavolo di confronto con i ministeri competenti, Interni e Finanze, affinché venga valorizzato il ruolo della casa da gioco in un comparto dove esso deve restare imprescindibile. Federgioco, che rivendica la specificità delle strutture associate, ritiene che il gioco live richieda ambienti adeguati in termini di sicurezza, controllo e protezione, avendo motivo inoltre di considerarsi specialista in materia di ludopatia per cui, circa i casinò on line, non esita a propugnare la gestione dei giochi live solamente all’interno delle strutture di Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia.
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