Liberiamo Luca dal pregiudizio omofobico!Ecco il testo della canzone di Povia: la storia di una persona bisessuale vittima della paura di vivere i propri amori, promozione della più terribile omofobia interiorizzata
Lanciamo un appello pubblico rivolto al mondo dello spettacolo e la manifestazione nazionale per le strade di Sanremo il 21 febbraio
Da oggi tutti possono leggere il testo della canzone che Povia (foto)canterà a Sanremo, un’operazione musical-mediatica che rappresenta una ferita per tutte quelle persone omosessuali che in Italia stanno ancora lottando contro l’omofobia e l’ignoranza che pervade molte famiglie e molti contesti sociali.
Questo testo, sbandierando biechi stereotipi e una psicologia da quattro soldi, rappresenta una promozione dei sentimenti di paura e vergogna che molti gay e lesbiche vivono sulla loro pelle, vittime di famiglie che non li accettano, di una scuola che li isola, di una società che non dà loro alcun riconoscimento giuridico dei loro amori.
La storia di Luca è quella di una persona che prova attrazione emotiva e fisica sia per uomini che per donne – e per questo si può definire bisessuale – ma che vive con terrore i propri comportamenti gay, assecondando quell’integralismo cattolico che ci vorrebbe costretti a comportamenti standardizzati e non rispettosi della libertà di ciascuno.
Signor Povia, vogliamo ribadirti che l’omosessualità e la bisessualità sono varianti naturali dell’identità e del comportamento umano. E che l’orientamento sessuale non si cambia come un paio di scarpe, ma è qualcosa di radicato nella nostra natura e nel nostro modo di agire.
Ma soprattutto vorremmo dire a tutti i Luca che vivono in ogni parte del nostro paese e cercano di affermare loro stessi e che si sono arrabbiati nel leggere questo testo, di non avere paura perché essere gay o bisessuali significa essere felici, non nascondersi, non vergognarsi, essere se stessi, non sentirsi in colpa! Ogni verso della 2° strofa della canzone rappresenta una coltellata al cuore di chi combatte quotidianamente per affermare se stesso oltre ogni pregiudizio e desidera esprimersi alla luce del sole.
Come gli altri ci guardano e ci raccontano viene a far parte di quello che siamo, in tal modo, essendo succubi di un radicato stigma sociale che definisce l’amore omosessuale come inferiore, sporco e peccaminoso, l’omofobia viene a far parte dell’Io, influenzando l’autostima e contribuendo alla formazione di disagio psico-sociale. Gay, lesbiche e bisessuali possono in questo senso sperimentare su loro stessi sentimenti di disistima e di vergogna, legati all’accumulo di messaggi negativi circa l’omosessualità mandati dalla famiglia, dalla TV, dalla chiesa. Questo doloroso fenomeno si chiama omofobia interiorizzata ed in genere non è consapevole, anche se determina atteggiamenti di chiusura e comportamenti discriminatori da parte delle stesse persone omo-bisessuali, sia verso se stessi che verso gli altri.
Arcigay, ArciLesbica, Arci, Agedo e Famiglie Arcobaleno rispondono a questo e ai tanti altri attacchi di cui si stanno facendo portavoci diversi personaggi pubblici negli ultimi tempi promuovendo l’appello GUARIAMO L’ITALIA DAL PREGIUDIZIO, per riaffermare la dignità delle persone LGBT e respingere fermamente quella cultura oscurantista che vorrebbe riportare il nostro Paese al medioevo.
L’appello è già sottoscritto da diversi personaggi dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, tra cui Luciana Litizzetto e Lella Costa.
Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay
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