
Ostellino è un intellettuale formatosi alla scuola torinese di Alessandro Passerin d'Entrèves e Norberto Bobbio che ha il gusto della presa diretta, dell'analisi dei fatti d'attualità come della polemica politico-culturale. E questa doppia anima si avverte anche in questo nuovo saggio. La sua analisi parte da un giudizio severo della nostra Costituzione. "I costituenti - sostiene Ostellino - non hanno scritto una Costituzione procedurale ... ma un insieme di astrazioni collettive... L'ordinamento giuridico non si fonda sulle libertà dell'individuo, bensì sul lavoro (art. 1), l'iniziativa economica privata è libera , ma 'non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale' (art. 41) così come 'la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ...ne determina i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale' (art. 42)". Non a caso, sottolinea Ostellino, la nostra carta fondamentale fu giudicata "verbosa" e "vaga" da un cattolico liberale come Arturo Carlo Jemolo e con diffidenza dai grandi liberali Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Luigi Einaudi.
I giovani sono per il saggista i più colpiti dalle politiche vincenti in questo Paese dove il sindacato - è ormai quasi un luogo comune dirlo - rappresenta soprattutto gli interessi delle categorie più forti e garantite. Perché la laurea in una scuola italiana è anticamera della disoccupazione mentre negli Stati Uniti l'accesso all'università è percepito come un investimento lordo che produce la promessa di un impiego remunerato rispetto ai non laureati?
Tra i temi affrontati, il fiume di danaro al Sud che non ha prodotto sviluppo, le contrattazioni di lavoro nazionali (per Ostellino da sostituire con contratti a livello locale che tengano conto delle diverse realtà sociali ed economiche), l'eccessivo livello di tassazione.
Piero Ostellino (Venezia, 1935) è un giornalista italiano.
Laureato in Scienze politiche presso l'Università di Torino, si è specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti.
Dal 1970 è giornalista del Corriere della Sera, giornale del quale è stato anche direttore nel periodo 1984-1987. Dal 1973 al 1978 è stato corrispondente da Mosca, e ha raccolto i risultati di questo lavoro nel volume "Vivere in Russia" (Premio Campione d'Italia 1978). Attualmente è uno degli editorialisti del quotidiano.
È stato quindi fino al 1980 corrispondente da Pechino e, per i suoi servizi, ha ricevuto il Premio Saint-Vincent.
È anche membro del comitato scientifico di Società Libera, aggregazione fondata da esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale.
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