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martedì, novembre 09, 2010

Villari, e l'italia del Risorgimento al Casinò di Sanremo

Nel Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo Lucio Villari ha presentato il libro.” Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento.” L’autore è stato introdotto da Gianfranco Boccalatte e Aldo A. Mola. La presentazione di Ito Ruscigni. (foto)
C' è un filo continuo che tiene insieme gli innumerevoli episodi raccontati nel volume di Lucio Villari, Bella e perduta, l' Italia del Risorgimento . Per cominciare, l' espressione che accompagna, nel titolo, l' evocazione della nostra epopea in quanto nazione è tratta dal Nabucco di Giuseppe Verdi e rientra in quella «colonna sonora» - non saprei come altro chiamarla - che adorna il testo del nostro storico, rappresentando il sostrato umano e culturale dei fatti e dei personaggi che li interpretano. Di rado un libro di storia viene «impaginato» dal suo autore con l' intenzione di lasciare uno spazio così ampio e centrale non soltanto a documenti e discorsi ufficiali ma a lettere più o meno confidenziali dei protagonisti, diari, poesie militanti, romanzi e romanze, arie e mottetti d' opera, dipinti famosi, riflessioni e confessioni. E' una rete di richiami testuali che qui contribuisce alla godibilità dell' opera senza per nulla attenuarne l' autorevolezza. Offrendo anzi un supporto documentale alla sua carica polemica, che altrimenti rischierebbe di apparire predicatoria. Che polemiche siano le intenzioni di questa Bella e perduta non è il caso di dubitare. L' autore si oppone alla tendenza, oggi quasi generalizzata, a relegare gli episodi e i sentimenti di cui qui si parla nei «depositi antiquari della nostra storia nazionale», o addirittura a sminuirne - per fatalismo contagioso o, più spesso, per deliberata demagogia - l' importanza nel quadro dell' Europa moderna. La coltre di scetticismo che rimpicciolisce e sconfessa il Risorgimento, relegando l' Unità d' Italia fra le imprese impossibili e perciò incompiute, trova nell' autore di queste pagine un contestatore severo. E il controcanto da lui intonato rispetto a una simile denigrazione aiuta non solo a riscoprire nell' «inesorabile procedere dell' idea d' Italia» ragioni non effimere e nobili propositi, ma anche a rintracciare i più solidi motivi del nostro stare insieme in quanto cittadini. Fin dall' esordio del libro, la favola dell' «Italia romantica e ribelle», pare all' autore adatta ad essere recitata dalla voce d' un giovane «allegro e lievemente incantato». «Gioventù» è la parola che risuona di riga in riga, via via che il racconto si snoda, senza alcun sussiego accademico, dallo scadere del Settecento alla breccia di Porta Pia. Aveva ventisette anni Napoleone Bonaparte quando, invadendo le nostre contrade nel 1796, prese ad introdurvi, quasi fatalmente, «formule e stili di comportamento politico che possiamo definire liberali»; nei quali gli italiani, pur attraverso speranze spesso sfociate in disinganni, saranno «presenti e protagonisti». La lunga teoria di moti e sussulti libertari, mazziniani o carbonari, sarà segnata dalla presenza in prima linea di «ragazzi patrioti», Gavroches delle barricate. Ma anche coloro che diverranno gli attori proverbiali della saga nazionale affideranno la loro fama all' eroismo magari sventato ma esemplare degli anni verdi: ne contava ventidue Goffredo Mameli quando trovò la morte combattendo per la Repubblica romana, trentatrè Ciro Menotti nel cadere fucilato a Modena, trentaquattro Attilio e venticinque Emilio Bandiera giustiziati nel loro sogno incompiuto di «sollevare a libertà» la Calabria. «E' giovene, è alla mano, è bono è bello... », così Giuseppe Gioacchino Belli decantava papa Pio IX quando s' era appena assiso sul trono di san Pietro e pochi potevano aspettarsi che sarebbe passato alla storia, fra l' altro, come firmatario dell' arcigno Sillabo. Se non sempre giovani, spesso generosamente temerari senza revisioni o pentimenti, erano i volontari, lievito delle truppe italiane in azione. «Per i nostri militi», scriveva incantato Garibaldi a Mazzini in una pausa d' armi della Repubblica romana, «la guerra, le tempeste di palle, bombe ecc., sono un gioco». E terminava con un invito all' attivismo - «Fate, per Dio!» - che sembra una risposta dal fronte a certi ammirati rilievi della stampa britannica a proposito della «caparbietà» del Risorgimento, ossia della sua resistenza nell' andare avanti ad onta di rovesci e batoste. Quando ci si trovava in serie difficoltà, nel lessico dei Mille spuntava, c' informa Villari, un' espressione a suo modo euforica: l' «ilarità del pericolo». A saperne opportunamente ripercorrere la trama, il Risorgimento è un film dirompente, privo di stacchi d' azione e scene di riposo. C' è sempre un' occasione di cui far tesoro: e «scocca all' improvviso - sono parole di Cavour, moderato e pensoso calcolatore - l' ora dalla quale dipendono i fati degli imperi, le sorti dei popoli». E accade di scorgerlo, il Conte, mentre esclama - in una pagina datata 23 marzo 1859 - è la vigilia del secondo conflitto d' indipendenza e la colonna sonora di Villari è diventata un concerto- «La guerra! La guerra immediata e senza indugi!». Perché le sequenze incalzano, ormai, e «non è possibile l' indietreggiare». Non era il caso di stupirsi, perciò, che Auguste de La Rive commentasse: «Per Cavour la guerra fu il trionfo. E il riposo». Ogni efficace opera di storia è intessuta di citazioni testuali. Ma quando esse disegnano quasi un libro nel libro, al lettore sembra di somatizzarne il senso (il verbo «somatizzare» è caro all' autore), assurgendo in qualche modo a comprimario di ciò che si sceneggia. E' questo il caso. Al conte di Cavour tocca di farsi largo, con il suo formato politico gigante, in una schiera felicemente irta di «dichiaratori»: Dante, Ariosto, Tasso, Alfieri, Leopardi, Foscolo, Manzoni, Gioberti, Carducci, De Sanctis e D' Azeglio (quest' ultimo nella sua doppia anima di governante e di scrittore), Verdi, Rossini, Bellini, Nietzsche, Tocqueville, Mommsen, Tommaseo, Giuseppe Cesare Abba e Ippolito Nievo. Ma ci riesce alla perfezione, il conte, anche se costretto a difendersi dalla concorrenza, ovviamente agguerrita, di Garibaldi e Mazzini. Nell' agone dei «virgolettati», c' è un tema nel quale molti suoi ipotetici rivali faticherebbero, se ci si provassero, a tenergli testa. E' il rapporto fra dinamismo economico e libertà politica. I suoi interventi in materia colpiscono per semplicità e lungimiranza. Lo si sorprende nell' estate del 1850 a dire la sua per iscritto sui primi annunzi dell' Esposizione universale di Londra, promossa o invogliata dalla regina Vittoria. «Lo spettacolo di tutti i prodotti dell' umana industria messi a confronto», egli afferma, «non può che far sentire sempre di più il bisogno del governo civile funzionante secondo i bisogni economici univoci e non contraddittori di ogni contrada e di ogni lingua, e rafforzare i sentimenti di nazionalità in Europa». Una chiarezza simile la raggiunge, su temi analoghi, solo Carlo Cattaneo, ma anche nel suo caso la consistenza teoricopratica delle tesi sostenute confina con il genio. Identica, in entrambi, è l' invocazione all' Europa come madre di progresso e civiltà. Pure questo si chiama Risorgimento. NELLO AJELLO
Lucio Villari insegna Storia contemporanea nell'Università di Roma Tre. È autore di volumi e saggi sulla storia culturale, politica ed economica dell'Europa e degli Stati Uniti dal Settecento al Novecento. Collabora alle pagine culturali e a iniziative editoriali di "Repubblica". Tra le sue pubblicazioni più recenti: Romanticismo e tempo dell'industria, Niccolò Machiavelli, L'insonnia del Novecento, Le avventure di un capitano d'industria.
Il 16 Novembre Valerio Massimo Manfredi illustrerà il volume:” Archanes e altri racconti”.

lunedì, novembre 08, 2010

LUCIO VILLARI AI MARTEDI LETTERARI

Domani 9 Novembre nel Teatro dell’Opera alle ore 16.30 Lucio Villari presenta il libro.” Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento.” Introducono l’autore Gianfranco Boccalatte e Aldo A. Mola. Presenta Ito Ruscigni. (foto)

mercoledì, novembre 03, 2010

LUCIO VILLARI AI MARTEDI LETTERARI

Il 9 Novembre nel Teatro dell’Opera alle ore 16.30 Lucio Villari presenta il libro.” Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento.” Introducono l’autore Gianfranco Boccalatte e Aldo A. Mola. Presenta Ito Ruscigni.
Dal 1796 al 1870 vi è stato un tempo della nostra storia nel quale molti italiani non hanno avuto paura della libertà, l'hanno cercata e hanno dato la vita per realizzare il sogno della nazione divenuta patria. È stato il tempo del Risorgimento quando la libertà significava verità. Anzitutto sentirsi partecipi di una Italia comune, non dell'Italia dei sette Stati, ostili tra loro e strettamente sorvegliati da potenze straniere. La conquista della libertà "italiana" è stata la rivendicazione dell'unità culturale, storica, ideale di un popolo per secoli interdetto e separato, l'affermazione della sua indipendenza politica, la fine delle molte subalternità alla Chiesa del potere temporale, l'ingresso nell'Europa moderna delle Costituzioni, dei diritti dell'uomo e del cittadino, del senso della giustizia e del valore dell'eguaglianza ereditati dalla rivoluzione francese. Un'Italia dolente, notturna, divisa, risvegliata alla libertà. Le armi, le parole di un popolo che scopre se stesso dopo secoli di servitù. Giovani che hanno combattuto per l'unità e l'indipendenza della nazione. Questo è stato il Risorgimento. E questo resta l'orizzonte storico insormontabile della nostra identità nazionale e del nostro Stato democratico.
Lucio Villari insegna Storia contemporanea nell'Università di Roma Tre. È autore di volumi e saggi sulla storia culturale, politica ed economica dell'Europa e degli Stati Uniti dal Settecento al Novecento. Collabora alle pagine culturali e a iniziative editoriali di "Repubblica". Tra le sue pubblicazioni più recenti: Romanticismo e tempo dell'industria, Niccolò Machiavelli, L'insonnia del Novecento, Le avventure di un capitano d'industria.

martedì, ottobre 26, 2010

Piero Ostellino al Casinò di Sanremo ha presentato la sua ultima fatica letteraria

Presso il Teatro dell’Opera del casinò di Sanremo, (foto) Piero Ostellino, introdotto da Ito Ruscigni, ha presentato la sua ultima fatica letteraria “Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”.
Il nuovo libro di Piero Ostellino è ricco di scandalosi esempi che rendono appassionante la lettura ma è soprattutto la denuncia di un liberale contro l'ideologia e la pratica della cultura assistenziale che pervade la sinistra come la destra e rappresenta un freno per la crescita del nostro Paese. Non è certo alla moda oggi, con il forte revival di statalismo dovuto alla crisi economica, sostenere con coerenza il punto di vista liberale. Ostellino, classe 1935, fondatore nel 1963 del centro Einaudi, dal 1973 al 1978 corrispondente da Mosca e poi da Pechino ('79-'80) per il "Corriere della sera", giornale che ha diretto dall'84 all'87, direttore dell'Ispi dal '90 al '95, ci ha abituati a questo anticonformismo. Titolare della rubrica "Il dubbio" e editorialista del quotidiano di via Solferino, è autore tra l'altro di "Vivere in Russia", "Vivere in Cina", "Cose viste e pensate", "Intervista a Roy Medvedev sul dissenso in Urss" e della conversazione con Letizia Moratti, "La nostra scuola". Ostellino è un intellettuale formatosi alla scuola torinese di Alessandro Passerin d'Entrèves e Norberto Bobbio che ha il gusto della presa diretta, dell'analisi dei fatti d'attualità come della polemica politico-culturale. E questa doppia anima si avverte anche in questo nuovo saggio. La sua analisi parte da un giudizio severo della nostra Costituzione. "I costituenti - sostiene Ostellino - non hanno scritto una Costituzione procedurale ... ma un insieme di astrazioni collettive... L'ordinamento giuridico non si fonda sulle libertà dell'individuo, bensì sul lavoro (art. 1), l'iniziativa economica privata è libera , ma 'non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale' (art. 41) così come 'la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ...ne determina i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale' (art. 42)". Non a caso, sottolinea Ostellino, la nostra carta fondamentale fu giudicata "verbosa" e "vaga" da un cattolico liberale come Arturo Carlo Jemolo e con diffidenza dai grandi liberali Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Luigi Einaudi.
I giovani sono per il saggista i più colpiti dalle politiche vincenti in questo Paese dove il sindacato - è ormai quasi un luogo comune dirlo - rappresenta soprattutto gli interessi delle categorie più forti e garantite. Perché la laurea in una scuola italiana è anticamera della disoccupazione mentre negli Stati Uniti l'accesso all'università è percepito come un investimento lordo che produce la promessa di un impiego remunerato rispetto ai non laureati?
Tra i temi affrontati, il fiume di danaro al Sud che non ha prodotto sviluppo, le contrattazioni di lavoro nazionali (per Ostellino da sostituire con contratti a livello locale che tengano conto delle diverse realtà sociali ed economiche), l'eccessivo livello di tassazione.
Piero Ostellino (Venezia, 1935) è un giornalista italiano.
Laureato in Scienze politiche presso l'Università di Torino, si è specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti.
Dal 1970 è giornalista del Corriere della Sera, giornale del quale è stato anche direttore nel periodo 1984-1987. Dal 1973 al 1978 è stato corrispondente da Mosca, e ha raccolto i risultati di questo lavoro nel volume "Vivere in Russia" (Premio Campione d'Italia 1978). Attualmente è uno degli editorialisti del quotidiano.
È stato quindi fino al 1980 corrispondente da Pechino e, per i suoi servizi, ha ricevuto il Premio Saint-Vincent.
È anche membro del comitato scientifico di Società Libera, aggregazione fondata da esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale.

lunedì, ottobre 25, 2010

PIERO OSTELLINO AI MARTEDI’ LETTERARI

Domani 26 ottobre nel Teatro dell’ Opera alle ore 16.30 Piero Ostellino parlerà della sua ultima fatica letteraria “Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. Introduce Ito Ruscigni.

venerdì, ottobre 22, 2010

PIERO OSTELLINO AI MARTEDI’ LETTERARI

Il 26 ottobre nel Teatro dell’ Opera alle ore 16.30 Piero Ostellino parlerà della sua ultima fatica letteraria “Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. Introduce Ito Ruscigni. Il nuovo libro di Piero Ostellino, "Lo Stato canaglia - Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia", appena uscito da Rizzoli , è ricco di questi scandalosi esempi che rendono appassionante la lettura ma è soprattutto la denuncia di un liberale contro l'ideologia e la pratica della cultura assistenziale che pervade la sinistra come la destra e rappresenta un freno per la crescita del nostro Paese. Non è certo alla moda oggi, con il forte revival di statalismo dovuto alla crisi economica, sostenere con coerenza il punto di vista liberale. Ostellino, classe 1935, fondatore nel 1963 del centro Einaudi, dal 1973 al 1978 corrispondente da Mosca e poi da Pechino ('79-'80) per il "Corriere della sera", giornale che ha diretto dall'84 all'87, direttore dell'Ispi dal '90 al '95, ci ha abituati a questo anticonformismo. Titolare della rubrica "Il dubbio" e editorialista del quotidiano di via Solferino, è autore tra l'altro di "Vivere in Russia", "Vivere in Cina", "Cose viste e pensate", "Intervista a Roy Medvedev sul dissenso in Urss" e della conversazione con Letizia Moratti, "La nostra scuola".
Ostellino è un intellettuale formatosi alla scuola torinese di Alessandro Passerin d'Entrèves e Norberto Bobbio che ha il gusto della presa diretta, dell'analisi dei fatti d'attualità come della polemica politico-culturale. E questa doppia anima si avverte anche in questo nuovo saggio. La sua analisi parte da un giudizio severo della nostra Costituzione. "I costituenti - sostiene Ostellino - non hanno scritto una Costituzione procedurale ... ma un insieme di astrazioni collettive... L'ordinamento giuridico non si fonda sulle libertà dell'individuo, bensì sul lavoro (art. 1), l'iniziativa economica privata è libera , ma 'non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale' (art. 41) così come 'la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ...ne determina i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale' (art. 42)". Non a caso, sottolinea Ostellino, la nostra carta fondamentale fu giudicata "verbosa" e "vaga" da un cattolico liberale come Arturo Carlo Jemolo e con diffidenza dai grandi liberali Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Luigi Einaudi.


I giovani sono per il saggista i più colpiti dalle politiche vincenti in questo Paese dove il sindacato - è ormai quasi un luogo comune dirlo - rappresenta soprattutto gli interessi delle categorie più forti e garantite. Perché la laurea in una scuola italiana è anticamera della disoccupazione mentre negli Stati Uniti l'accesso all'università è percepito come un investimento lordo che produce la promessa di un impiego remunerato rispetto ai non laureati?
Tra i temi affrontati, il fiume di danaro al Sud che non ha prodotto sviluppo, le contrattazioni di lavoro nazionali (per Ostellino da sostituire con contratti a livello locale che tengano conto delle diverse realtà sociali ed economiche), l'eccessivo livello di tassazione.
Piero Ostellino (Venezia, 1935) è un giornalista italiano.
Laureato in Scienze politiche presso l'Università di Torino, si è specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti.
Dal 1970 è giornalista del Corriere della Sera, giornale del quale è stato anche direttore nel periodo 1984-1987. Dal 1973 al 1978 è stato corrispondente da Mosca, e ha raccolto i risultati di questo lavoro nel volume "Vivere in Russia" (Premio Campione d'Italia 1978). Attualmente è uno degli editorialisti del quotidiano.
È stato quindi fino al 1980 corrispondente da Pechino e, per i suoi servizi, ha ricevuto il Premio Saint-Vincent.
È anche membro del comitato scientifico di Società Libera, aggregazione fondata da esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale.

martedì, ottobre 19, 2010

CASINO': INAUGURAZIONE DEI MARTEDI LETTERARI

La stagione autunnale dei Martedì Letterari si è aperta oggi alle ore 16.30 nella sala Jo Ponti con la grande opera Utet “La cultura italiana” redatta da Luigi Luca Cavalli Sforza. La rassegna è curata Ito Ruscigni, da ventinove anni. Presenti per l'occasione il prof. Alberto Piazza, docente di genetica all’ateneo di Torino e la prof. ssa Gabriella Vinciguerra. (foto)
La cultura Italiana è una grande opera diretta da Luigi Luca Cavalli Sforza, che oggi non ha presenziato al primo appuntamento letterario. L'opera: 12 volumi 8.000 pagine complessive. 4.000 immagini e 1.000 illustrazioni offre uno sguardo d’insieme completo e dettagliato su tutti gli aspetti che costituiscono il concreto vivere degli italiani in tutte le epoche, dai tempi più antichi ai giorni nostri. Il punto di vista è quello dell’Uomo al centro di un ambiente naturale e sociale complesso. Per questo, l’approccio è multidisciplinare e conferisce la stessa dignità agli ambiti più diversi quali la storia, la linguistica e la letteratura, l’arte in tutte le sue espressioni, la scienza e la tecnologia, l’economia, la musica, il cinema e il teatro, lo sport, la moda e il tempo libero. La trattazione racconta e descrive le peculiarità del nostro essere italiani e rende anche conto della specificità e della ricchezza delle singole culture e identità regionali che contribuiscono ad accrescere la grandezza e il fascino del nostro Paese.
L’approccio è scientifico/evolutivo e per questo, la direzione dell’opera è stata affidata alla voce più autorevole nel campo degli studi sull’evoluzione: il professor Luigi Luca Cavalli Sforza.
La Cultura Italiana è la prima grande opera sull’evoluzione culturale del nostro Paese, articolata in 12 volumi (10 tematici + 2 di Dizionario della cultura), strettamente collegati tra loro da un comune approccio interdisciplinare, scientifico e fortemente comunicativo.
E’ un’opera che ha l’obiettivo di far conoscere i meccanismi e i modi in cui la cultura italiana, in tutta la sua complessità, si è trasmessa, modificata e arricchita nel tempo.
“La speranza maggiore di capire il presente – scrive Cavalli Sforza – è conservata nella possibilità di studiare il passato. La cultura umana è caratterizzata da una grandissima variazione nello spazio e nel tempo. Molta parte di questa variazione ancor oggi in atto può sembrare, a uno sguardo superficiale, quasi priva di senso, ma diventa molto più comprensibile se
possiamo aiutarci con la storia, attraverso un’analisi stringente della trasmissione e dell’evoluzione culturale”.

lunedì, ottobre 18, 2010

INAUGURAZIONE DEI MARTEDI LETTERARI APRE LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA

La stagione autunnale dei Martedì Letterari si apre domani 19 Ottobre ore 16.30 nella sala Jo Ponti con la grande opera Utet “La cultura italiana” redatta da Luigi Luca Cavalli Sforza. Introduce l’autore Ito Ruscigni, curatore da ventinove anni dell’importante rassegna. Saranno presenti il prof. Alberto Piazza, docente di genetica all’ateneo di Torino e la prof. sa Gabriella Vinciguerra.
La cultura Italiana è una grande opera diretta da Luigi Luca Cavalli Sforza. 12 volumi 8.000 pagine complessive. 4.000 immagini e 1.000 illustrazioni offre uno sguardo d’insieme completo e dettagliato su tutti gli aspetti che costituiscono il concreto vivere degli italiani in tutte le epoche, dai tempi più antichi ai giorni nostri. Il punto di vista è quello dell’Uomo al centro di un ambiente naturale e sociale complesso. Per questo, l’approccio è multidisciplinare e conferisce la stessa dignità agli ambiti più diversi quali la storia, la linguistica e la letteratura, l’arte in tutte le sue espressioni, la scienza e la tecnologia, l’economia, la musica, il cinema e il teatro, lo sport, la moda e il tempo libero.

venerdì, ottobre 15, 2010

INAUGURAZIONE DEI MARTEDI LETTERARI APRE LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA

La stagione autunnale dei Martedì Letterari si apre il 19 Ottobre ore 16.30 nella sala Jo Ponti con la grande opera Utet “La cultura italiana” redatta da Luigi Luca Cavalli Sforza. Introduce l’autore Ito Ruscigni, curatore da ventinove anni dell’importante rassegna. Saranno presenti il prof. Alberto Piazza, docente di genetica all’ateneo di Torino e la prof. sa Gabriella Vinciguerra.

venerdì, ottobre 08, 2010

INAUGURAZIONE DEI MARTEDI LETTERARI

La stagione autunnale dei Martedì Letterari si apre il 19 Ottobre nella sala Jo Ponti con Luigi Luca Cavalli Sforza che presenterà la grande opera Utet “la cultura italiana”. Introduce l’autore Ito Ruscigni, (foto) curatore da ventinove anni dell’importante rassegna.
La cultura Italiana è una grande opera diretta da Luigi Luca Cavalli Sforza. 12 volumi 8.000 pagine complessive. 4.000 immagini e 1.000 illustrazioni offre uno sguardo d’insieme completo e dettagliato su tutti gli aspetti che costituiscono il concreto vivere degli italiani in tutte le epoche, dai tempi più antichi ai giorni nostri. Il punto di vista è quello dell’Uomo al centro di un ambiente naturale e sociale complesso. Per questo, l’approccio è multidisciplinare e conferisce la stessa dignità agli ambiti più diversi quali la storia, la linguistica e la letteratura, l’arte in tutte le sue espressioni, la scienza e la tecnologia, l’economia, la musica, il cinema e il teatro, lo sport, la moda e il tempo libero. La trattazione racconta e descrive le peculiarità del nostro essere italiani e rende anche conto della specificità e della ricchezza delle singole culture e identità regionali che contribuiscono ad accrescere la grandezza e il fascino del nostro Paese.
L’approccio è scientifico/evolutivo e per questo, la direzione dell’opera è stata affidata alla voce più autorevole nel campo degli studi sull’evoluzione: il professor Luigi Luca Cavalli Sforza.

martedì, settembre 28, 2010

MARTEDI LETTERARI DEL CASINO:OTTO GRANDI EVENTI CON 16 PROTAGONISTI DELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA PER LA STAGIONE AUTUNNALE

La stagione autunnale dei Martedì letterari, curata da ventinove anni da Ito Ruscigni, si apre il 19 ottobre con Luigi Luca Cavalli Sforza per continuare con altri sette grandi appuntamenti: Piero Ostellino, Lucio Villari, Valerio Massimo Manfredi, Folco Quilici, Domenico Vecchioni, Marco Vannini, Mons. Luigi Bettazzi nomi si spicco nel panorama letterario italiano, chiamati ad affrontare nel teatro dell’Opera del Casinò argomenti e tematiche di grande spessore culturale.
Luigi Luca Cavalli Sforza presenterà la grande Opera Utet dedicata alla cultura Italiana introdotto da Ito Ruscigni; Il tema del Risorgimento verrà affrontato nel libro di Lucio Villari “bella e perduta.
L’Italia del Risorgimento” con la partecipazione di Gianfranco Boccalatte e dello storico Aldo Mola. Valerio Massimo Manfredi torna con “Archanes e altri racconti” mentre Folco Quilici presentato da Piero Ottone porterà il pubblico alla scoperta delle “Terre d’Avventura- Amazzonia, Kalahari, Lapponia, Sahara, Melanesia.”.
In collaborazione con l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario che ha recentemente celebrato il quarantesimo anno di attività a Sanremo alla presenza del principe Alberto II di Monaco- verrà presentato il libro di Domenico Vecchioni:” Tiranni e dittatori” Volti, manie, deliri e crimini del potere assoluto. Da Bokassa al dispotismo irreale di Shme”. Introduce l’ambasciatore Maurizio Moreno, presidente dell’Istituto con la partecipazione del giornalista Mimmo Candito e dello scrittore Franco Venturini.
Marco Vannini parlerà della “Storia Mistica occidentale” con Vito Mancuso e Mauro Pesce mentre S.E. Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea terrà la conferenza di celebrazione del cinquantesimo anniversario della Fondazione Aifo.
“ Letteratura, mistica, politica, giornalismo ancora una volta il Casinò sarà al centro del dibattito letterario con la nostra rassegna che da 29 anni ben si inserisce nella nostra tradizione culturale”- sottolinea il presidente del Casinò Donato Di Ponziano “ Ringraziamo il pubblico che ci segue e gli autori che partecipano sempre numerosi alle conferenze. I martedì letterari sono speciali per i temi approfonditi, la loro continuità e il numero di appuntamenti che si ripetono durante l’anno.”
“Siamo all’apertura della stagione autunnale che conclude il ciclo 2010, che ha riscosso un grande successo a livello internazionale”- dice il curatore Ito Ruscigni, dirigente dell’Ufficio Stampa, Pubblicità e Cultura, a sua volta scrittore e poeta – “ con rinnovato entusiasmo diamo il benvenuto al pubblico ricordando il grande merito che il Casinò ha sempre avuto nel promuovere gli eventi culturali. In particolare ringrazio il presidente Di Ponziano e il consiglio di amministrazione per il loro sostegno e per la grande attenzione verso i Martedì letterari, che sono ormai una tradizione.”
Si inizia Martedì 14 Ottobre con Luigi Luca Cavalli Sforza che presenterà la grande opera Utet “la cultura italiana” Introduce l’autore Ito Ruscigni.

venerdì, marzo 26, 2010

ARMANDO TORNO AI MARTEDI’ LETTERARI

Il 30 marzo sarà Armando Torno a presentare nel Teatro dell’Opera del Casinò di sanremo alle ore 16.30 il libro:” La scommessa. Puntare tutto su Cristo” Introducono Giovanni Reale,scrittore, filosofo e docente di filosofia al san Raffaele di Milano e Ito Ruscigni, curatore dei Martedì Letterari.

lunedì, marzo 22, 2010

VALENTINA FORTICHIARI AI MARTEDI LETTERARI

Domani 23 marzo nel Teatro dell’Opera del Casinò ore 16.30 Valentina Fortichiari illustrerà il volume:” Lezioni di nuoto. Colette e Bertrand estate 1920”. Introduce Giovanni Bogliolo. Verranno proiettate alcune foto d’epoca e un documentario.

venerdì, marzo 12, 2010

MARCO VANNINI AI MARTEDI’ LETTERARI

Il 16 marzo nel teatro dell’Opera del Casinò alle ore 16.30 Marco Vannini presenta il libro “Prego Dio che mi liberi da dio. La religione come verità e come menzogna”. Introduce l’autore Ito Ruscigni.

“L'esperienza dello spirito è proprio
quella di una luce che tutto pervade,
in libero e gioioso movimento
in mezzo agli opposti, ovvero
al di sopra di essi,
signora dell' identico e del diverso,
del bene e del male,
del particolare e dell'universale.”

lunedì, marzo 01, 2010

DELLA STAGIONE PRIMAVERILE DE “I MARTEDI LETTERARI”

Un’altra grande stagione dei Martedì letterari del Casinò di Sanremo curati da quasi trent’anni da Ito Ruscigni, dieci momenti culturali per analizzare tematiche di respiro internazionali con i protagonisti del Sapere contemporaneo.
Da marzo a maggio si parlerà della “religione come verità e come menzogna” con Marco Vannini, Valentina Fortichiari illustrerà le sue “lezioni di nuoto” Armando Torno dimostrerà la sua “scommessa”, Arrigo Levi incanterà con il volume” un paese non basta” . Si potrà conoscere meglio il Museo Egizio di Torino con il suo presidente Alain Elkann e ricordare con il magistrato Giuseppe Ayala il grande impegno dei giudici Falcone e Borsellino. Massimo Gramellini parlerà dell’ Ultima riga delle favole” mentre Aldo Mola si soffermerà sull’unificazione italiana per concludere la stagione primaverile con Umberto Galimberti e i “miti del nostro tempo.”
“Il Casinò attraverso i martedì letterari”offre a tutto il comprensorio tanti momenti di approfondimento con i grandi nomi della cultura,” -dice il presidente del Casinò di Sanremo Donato Di Ponziano-“ una tradizione che si rinnova e che viene premiata dal pubblico, interessato al confronto diretto con personaggi che descrivono e scrivono il nostro tempo.”
“E’ sempre entusiasmante anche dopo tanti anni- dice Ito Ruscigni, curatore della rassegna letteraria-“vedere come il nostro pubblico ci segue, partecipa e attende questi nostri appuntamenti, parte integrante della storia della nostra casa da gioco.”
Si inizia martedì 9 marzo con la rassegna “A tavola tra cultura e storia” realizzato in collaborazione con Ca d’Jamis - I ristoranti della tavolozza.
Lo spunto per l’incontro del 2010 ci viene offerto da un volume di recente edizione, Misticanze, di Gian Luigi Beccaria, edito da Garzanti, che verrà introdotto da Ito Ruscigni con il presidente di Ca d’jamis, Claudia Ferrarese. La cucina ha scatenato da sempre invenzioni e fantasie, sorpresa e spettacolo. Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali. Contrassegna identità culturali, religiose, di classe, è prescrizione, divieto, comportamento. Intorno a questi temi Gian Luigi Beccaria, infaticabile esploratore della lingua e della letteratura (da Cervantes a Gadda, da Folengo a Joyce, da Belli a Calvino), mette in tavola gran messe di parole del cibo e intorno al cibo, attraverso un viaggio compiuto tra la selva dei nomi regionali e le mille varianti dialettali, tra i nomi del pane, le denominazioni locali dei dolci e i cibi di strada, tra i nomi dei frutti, delle carni, e i nomi di vini e vitigni, rari, recuperati, scomparsi... Il tutto ricomposto in saporite e imprevedibili "Misticanze", in pagine di festa, di colori, profumi, sapori, piaceri. Alcuni passaggi del volume saranno messi in scena dall’attore Mario Brusa.
L’incontro sarà suggellato dalle musiche di Maria Cristina Noris e Vitaliano Gallo, solisti dell’orchestra da camera “Principato di Seborga”.
In chiusura si prevede un momento di convivialità sul tema delle ‘misticanze’ regionali, a cura de I Ristoranti della Tavolozza le Macine del Confluente di Badalucco (Imperia) e la Corte Albertina di Pollenzo (Bra, Cuneo), in collaborazione con il Ristorante Biribissi del Casino’ di Sanremo. Un momento di festa per ringraziare il pubblico appassionato spettatore di “A tavola fra cultura e storia” da quasi un ventennio.

lunedì, febbraio 01, 2010

PIERO OTTONE AI MARTEDI’ LETTERARI

Domani 2 febbraio Piero Ottone presenta il libro:” Italia mia. Il paese che abbiamo sognato e che non c’è.” Introduce l’autore Ito Ruscigni. Per impegni improrogabili non potrà essere presente Folco Quilici, che ha però assicurato che tornerà presto a Sanremo. (Piero Ottone giornalista di lungo corso, direttore de Il Secolo XIX dal 1968 al 1972 e del Corriere della Sera dal 1972 al 1977. Oggi scrive editoriali per La Repubblica. Nella foto intervistato dalla giornalista Etta Barbarotto).

martedì, gennaio 26, 2010

VALERIO MASSIMO MANFREDI AI MARTEDI’ LETTERARI



Grande successo di pubblico oggi pomeriggio presso il Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo nell'ambito dei "Martedì letterari". Ospite Valerio Massimo Manfredi che ha parlato della sua ultima fatica letteraria: " La tomba di Alessandro. L’enigma." L'autore è stato introdotto da Ito Ruscigni. (foto)
La leggenda di Alessandro Magno comincia mentre il suo corpo è ancora caldo e, attraversando venti secoli di storia, dura ancora oggi. Dopo la morte del grande conquistatore, il suo corpo non si decompone e continua a emanare il suo naturale profumo, e dopo un viaggio sull’enorme carro funebre – un tempio su ruote – viene conservato nel miele per quasi tre anni. Verrà collocato ad Alessandria, a significare che la città è e sarà il cuore pulsante dell’ellenismo. La sua tomba subirà l’assalto di Tolomeo, riceverà visitatori come Ottaviano Augusto, vedrà Caligola impadronirsi della sua armatura finché l’imperatore Settimio Severo non “sigillerà” il sepolcro perché il sonno dell’eroe non venga più disturbato. Ma allora come mai, a poco più di un secolo di distanza, del sepolcro di Alessandro non si sa più nulla? Ancora oggi il mistero continua e la caccia prosegue.
Con questo Saggio che sembra un thriller sulla fine del grande condottiero e sulla scomparsa del suo sarcofago. Il celebre storico ed Autore Valerio Massimo Manfredi, dopo aver esplorato in lungo e in largo la storia antica, regalandoci letture che intessono trame all'interno di spaccati storici quanto mai veritieri, torna ad una figura verso cui siamo certi prova come molti d'altronde una sicura affezione: Alessandro il Macedone, un uomo talmente grande da esser menzionato nella Bibbia e nel Corano, quando morì i suoi generali si contesero anche il corpo.
Tolomeo uccise Perdicca e trasportò il sarcofago d’oro massiccio ad Alessandria. Secoli dopo Tolomeo XI “rubò” il sarcofago d’oro e mise Alessandro in un “più economico” sarcofago d’alabastro. Cesare,Pompeo ed Augusto come tanti altri grandi vollero vedere la sua mummia per rendergli omaggio. Quando l’Impero Romano divenne cristiano il vescovo Teofilo volle distruggere tutte le reliquie pagane, Ipazia sacerdotessa di Alessandro fu denudata e scarnificata. Per una delle prime volte, i cristiani da vittime divennero orribili carnefici, ma non riuscirono a distruggere il mito del grande Re. Archeologi di ogni epoca,scienziati, esperti “tombaroli” ma anche ladri, furfanti, centinaia di persone hanno cercato la tomba di Alessandro senza trovarla. Dove è finito colui che faceva ammutolire la terra? (Bibbia Libro dei Maccabei)
La storia della tomba di Alessandro è la storia di un'avventura. Districare le infinite leggende dai fatti, interpretare le fonti storiche, lacunose e contraddittorie, addentrarsi nel mito equivale a muoversi verso "una meta enigmatica e sfuggente come i miraggi del deserto". Con l'affermarsi del cristianesimo, infatti, il sepolcro di Alessandro, eretto nella città che portava il suo nome e oggetto di venerazione e visite continue per sette lunghi secoli, in pochi anni cadde nell'oblio. Forse per cause naturali o eventi bellici, forse per una sorta di damnatio memoriae, forse per tutte queste ragioni insieme, di esso si perse ogni traccia. Tuttavia su Alessandria continuò ad aleggiare il fantasma del suo fondatore, che riprese vigore a partire dalla campagna napoleonica in Egitto, da quando cioè molti archeologi e una serie di avventurieri e cacciatori di tesori, ma anche tante persone comuni, si sono cimentati nell'impresa di ritrovare il corpo del più grande condottiero di tutti i tempi. Inseguendo un mito e un'illusione sorti con la morte stessa dell'eroe invincibile, del giovane dal carisma ineguagliabile, incarnazione dello splendore e della ferocia e delle diverse contraddizioni del genere umano. "L'illusione che, qualora arrivassimo un giorno e per assurdo a toccarlo, potremmo, chissà, finalmente capire."
Valerio Massimo Manfredi, archeologo specialista in topografia del mondo antico, ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all’estero. Ha scritto numerosi articoli e saggi: la traduzione e il commento dell’Anabasi di Senofonte, La strada dei Diecimila, Le Isole Fortunate, Akropolis, Gli Etruschi in Val Padana (con Luigi Malnati), Mare greco e I Greci d’Occidente (con Lorenzo Braccesi), I Celti in Italia (con Venceslas Kruta). È, inoltre, autore di narrativa per Mondadori con Palladion, Lo scudo di Talos, L’oracolo, Le paludi di Hesperia, La Torre della Solitudine, Il faraone delle sabbie, Chimaira, la trilogia Aléxandros tradotta in tutto il mondo, L’ultima legione che è diventato un film prodotto da Dino De Laurentiis, I cento cavalieri, Il Tiranno, L’isola dei morti, L’impero dei draghi, Storie d’inverno (con Giorgio Celli e Francesco Guccini), Zeus e altri racconti, L’armata perduta e Idi di marzo. È conduttore televisivo di programmi culturali su reti nazionali e internazionali, collabora a “Panorama” e al “Messaggero”.

giovedì, gennaio 21, 2010

VALERIO MASSIMO MANFREDI AI MARTEDI’ LETTERARI

Il 26 Gennaio nel Teatro dell’Opera del Casinò ore 16.30 Valerio Massimo Manfredi parlerà della sua ultima fatica letteraria:” La tomba di Alessandro. L’enigma.”
La leggenda di Alessandro Magno comincia mentre il suo corpo è ancora caldo e, attraversando venti secoli di storia, dura ancora oggi. Dopo la morte del grande conquistatore, il suo corpo non si decompone e continua a emanare il suo naturale profumo, e dopo un viaggio sull’enorme carro funebre – un tempio su ruote – viene conservato nel miele per quasi tre anni. Verrà collocato ad Alessandria, a significare che la città è e sarà il cuore pulsante dell’ellenismo. La sua tomba subirà l’assalto di Tolomeo, riceverà visitatori come Ottaviano Augusto, vedrà Caligola impadronirsi della sua armatura finché l’imperatore Settimio Severo non “sigillerà” il sepolcro perché il sonno dell’eroe non venga più disturbato. Ma allora come mai, a poco più di un secolo di distanza, del sepolcro di Alessandro non si sa più nulla? Ancora oggi il mistero continua e la caccia prosegue.

sabato, gennaio 16, 2010

L’ISTITUTO INTERNAZIONALE DI DIRITTO UMANITARIO E VILLA ORMOND: 1970-2010 QUARANT’ANNI DI DIALOGO UMANITARIO AI MARTEDI’ LETTERARI

Nel quadro de “I Martedì Letterari” del Casinò di Sanremo, martedì 19 gennaio alle ore 16.30, su iniziativa dell’Istituto internazionale di Diritto Umanitario e dell’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Sanremo, avrà luogo presso il Teatro dell’Opera del Casinò un incontro-dibattito sul tema: “Leggi dell’Umanità e Diplomazia Umanitaria tra Ginevra e Sanremo. La cooperazione italo-svizzera alla Villa Ormond”. L’evento intende presentare l’attività svolta dall’Istituto di Sanremo e a celebrare i 120 anni della Villa Ormond, divenuta, nel tempo, importante simbolo di quel dialogo umanitario nel segno dello “Spirito di Sanremo” e di quella cultura di pace e cosmopolita di cui l’Istituto è portatore.
A partire dalle ore 18.00 è prevista una visita guidata presso la Villa Ormond, sede dell’Istituto.
All’evento saranno presenti S.E. l’Ambasciatore d’Italia a Berna, Dottor Giuseppe Deodato ed, in rappresentanza della Confederazione Elvetica, il Console Generale di Svizzera a Genova, Dottor Hans-Ulrich Tanner.
Al dibattito parteciperanno la Professoressa Maria Teresa Verda Scajola, Storico dell’arte, l’architetto Arianna Reverdin, discendente del progettista della Villa Ormond Emile Reverdin, l’Ambasciatore Cornelio Sommaruga, ex Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, l’Ambasciatore Boris Biancheri, Presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano, nonché il Dottor Ugo Genesio,già segretario generale dell’Istituto autore del recente volume “Le Leggi dell’Umanità”, che ripercorre la storia dell’Istituto di Sanremo. Introdurrà l’evento Ito Ruscigni, curatore dei Martedì Letterari.
Costruita centovent’anni or sono dall’imprenditore svizzero Michel-Louis Ormond, la Villa Ormond è, a partire dalla metà degli anni ’80, la prestigiosa sede dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario. Oggetto di recenti ed importanti lavori di rinnovamento necessari alle attuali esigenze di utilizzo, nel pieno rispetto delle strutture originali, con l’intervento del Comune di Sanremo, del Governo svizzero e della Fondazione Carige, la Villa Ormond beneficia ora di una ritrovata energia e voci provenienti da Paesi di tutto il mondo risuonano frequentemente negli ampi saloni e nelle sue sale.
Durante ‘incontro Ugo Genesio presenterà il libro “Le leggi dell’Umanità” Quarant’anni dell’Istituto internazionale di Diritto Umanitario.”
“La creazione a Sanremo dell’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario ha certamente contribuito a valorizzare la specificità di un ramo del diritto internazionale che ha acquisito negli ultimi decenni crescente rilevanza e autonomia, avendo come scopo quello di tutelare i diritti fondamentali e la dignità della persona umana nelle situazioni di conflitto armato.”
Dalla presentazione dell’Ambasciatore Maurizio Moreno, attuale presidente dell’istituto Internazionale di Diritto umanitario.
“nessuno meglio del dott. Ugo Genesio poteva raccogliere con alacre dedizione e commentare in conoscenza di causa la vita di questa preziosa istituzione. Qui si scopre l’ampiezza delle attività di ricerca che l’hanno resa famosa nel mondo intero.”
Dalla Prefezione di Cornelio Sommaruga già presidente della Croce Rossa
“La scelta del titolo, “le leggi dell’umanità” felicemente mette in rilievo l’elemento che rimane al centro dell’azione dell’istituto di Sanremo e del diritto umanitario in genere: la persona. L’opera di Genesio sa restituire, nella genesi e nello sviluppo dell’Istituto questa verità che costituisce la ragione d’essere di ogni impegno in questa direzione..”
Dalla Premessa di Guido Ravasi, segretario generale della Fondazione Europea Dragan.

venerdì, gennaio 08, 2010

VITO MANCUSO E ROBERTO VECCHIONI APRONO LA STAGIONE INVERNALE DEI MARTEDI’ LETTERARI



Il 12 Gennaio Vito Mancuso con il libro:”La vita autentica” Che cosa fa di un uomo un vero uomo” e Roberto Vecchioni con l’opera “Scacco a Dio”. Le storie ribelli di chi vuole essere altro da sé”. apriranno la stagione invernale dei “Martedi’ letterari” nel Teatro dell’Opera del casinò di Sanremo alle ore 16.30. Introduce gli autori Ito Ruscigni.