Appuntamento di grande rilevanza ed interesse quello previsto per Venerdì 17 luglio alle ore 21.30 ad ingresso naturalmente libero presso l’Auditorium Comunale di Ospedaletti in C.so Regina Margherita, organizzato dal locale assessorato alla Cultura, nella persona del suo titolare Rodolfo Balbo, in collaborazione con il Centro Culturale di Sanremo “Peppino e Felicia Impastato” e curato da Diego Marangon della libreria Casella di Ventimiglia. Presente l’autore, sarà infatti presentato il recentissimo libro del Procuratore Generale Antimafia di Torino, il Magistrato Gian Carlo CASELLI dal titolo “LE DUE GUERRE – Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia” Editore Melampo. Ad introdurre il prestigioso ospite il giornalista Claudio PORCHIA. Un saggio nel quale il magistrato torinese mette a confronto le due grandi battaglie sociali e di giustizia che, con lui ed altri coraggiosi magistrati in prima linea, l’Italia ha dovuto affrontare: la prima, quella contro il terrorismo negli anni 70 vincendola, la seconda, quella contro la mafia e la corruzione, nella Palermo degli anni 90 perdendola. Una storia di successi, di sconfitte e tradimenti. Un libro davvero prezioso per riuscire a conoscere e capire un po’ di più il nostro “strano” paese. Comprendere perché certi momenti drammatici della nostra Storia recente abbiano visto vincere la democrazia, grazie soprattutto al proficuo e volenteroso lavoro di tanti magistrati, appoggiati dal senso civico dei cittadini e dei lavoratori, che hanno difeso lo Stato democratico, senza perdere mai la fiducia nelle istituzioni e perché invece certi mali siano ormai così radicati nella nostra società da fare disperare in una possibile vittoria finale. Due vere e proprie guerre combattute in Italia che hanno visto Gian Carlo Caselli assoluto protagonista. Dalla metà degli anni settanta sino alla metà degli anni ottanta, quando si è occupato di reati di terrorismo riguardanti le Brigate Rosse e Prima Linea e dal 15 gennaio 1993, per combattere la mafia, quando viene nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, senza dimenticare gli altri e tanti, innumerevoli incarichi ricoperti nell’ambito dell’amministrazione della Giustizia in Italia ed anche in ambito comunitario ed europeo. Un libro scomodo, chiaro, preciso, dettagliato nell’individuare ed elencare soprattutto le ragioni che stanno alla base della mancata vittoria contro la mafia. Una guerra più dura e difficile di quella vinta contro il terrorismo, contro cui lo Stato decise di andare sino in fondo, perché il nemico era sostanzialmente isolato, non disponendo di grandi agganci nel contesto sociale. Contro la mafia invece, ci si è fermati ai successi ottenuti contro i killer ed i boss. Ma questi non sono stati sufficienti, perché Cosa Nostra gode di collusioni diffuse: negli ambienti politici ed in larghi strati della borghesia ricca e colta. E’ un pezzo di storia quella che racconta Caselli, dalla lotta al terrorismo rosso a quella contro la mafia apparentemente invincibile dei suoi primi giorni a Palermo, dove assume la guida della Procura, solo pochi mesi dopo i crudeli assassini dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ed è la storia soprattutto di una sconfitta, o perlomeno di una “voluta” mancata vittoria contro la mafia ed i suoi sempre più stretti legami con la politica, non solo isolana, ma anche romana. Ma forse c’è ancora una speranza. La battaglia contro l’ala militare di Cosa Nostra, infatti, continua a produrre risultati rilevanti e la società civile, anche e soprattutto quella siciliana, trasmette forti segnali di resistenza e rigetto della mafia grazie ad associazioni come “Libera” di Don Luigi Ciotti ed alla nuova consapevolezza del mondo economico nel contrastare il racket e le estorsioni. Bisogna però riuscire a fare l’ultimo definitivo salto di qualità, quello più difficile, quello più arduo e contrastato: contro la politica e la corruzione. La gestione del blog è di natura dilettantistica e non rappresenta in nessun caso una prestazione professionale. Alcune immagini riportate nel sito sono state prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio, i proprietari, gli autori , gli editori o qualsiasi altro soggetto avente titolo potrà richiederne la rimozione che verrà effettuata immediatamente. Il blog non rappresenta una testata giornalistica
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mercoledì, luglio 15, 2009
Il Procuratore Generale Antimafia di Torino, il Magistrato Gian Carlo CASELLI ad Ospedaletti
Appuntamento di grande rilevanza ed interesse quello previsto per Venerdì 17 luglio alle ore 21.30 ad ingresso naturalmente libero presso l’Auditorium Comunale di Ospedaletti in C.so Regina Margherita, organizzato dal locale assessorato alla Cultura, nella persona del suo titolare Rodolfo Balbo, in collaborazione con il Centro Culturale di Sanremo “Peppino e Felicia Impastato” e curato da Diego Marangon della libreria Casella di Ventimiglia. Presente l’autore, sarà infatti presentato il recentissimo libro del Procuratore Generale Antimafia di Torino, il Magistrato Gian Carlo CASELLI dal titolo “LE DUE GUERRE – Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia” Editore Melampo. Ad introdurre il prestigioso ospite il giornalista Claudio PORCHIA. Un saggio nel quale il magistrato torinese mette a confronto le due grandi battaglie sociali e di giustizia che, con lui ed altri coraggiosi magistrati in prima linea, l’Italia ha dovuto affrontare: la prima, quella contro il terrorismo negli anni 70 vincendola, la seconda, quella contro la mafia e la corruzione, nella Palermo degli anni 90 perdendola. Una storia di successi, di sconfitte e tradimenti. Un libro davvero prezioso per riuscire a conoscere e capire un po’ di più il nostro “strano” paese. Comprendere perché certi momenti drammatici della nostra Storia recente abbiano visto vincere la democrazia, grazie soprattutto al proficuo e volenteroso lavoro di tanti magistrati, appoggiati dal senso civico dei cittadini e dei lavoratori, che hanno difeso lo Stato democratico, senza perdere mai la fiducia nelle istituzioni e perché invece certi mali siano ormai così radicati nella nostra società da fare disperare in una possibile vittoria finale. Due vere e proprie guerre combattute in Italia che hanno visto Gian Carlo Caselli assoluto protagonista. Dalla metà degli anni settanta sino alla metà degli anni ottanta, quando si è occupato di reati di terrorismo riguardanti le Brigate Rosse e Prima Linea e dal 15 gennaio 1993, per combattere la mafia, quando viene nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, senza dimenticare gli altri e tanti, innumerevoli incarichi ricoperti nell’ambito dell’amministrazione della Giustizia in Italia ed anche in ambito comunitario ed europeo. Un libro scomodo, chiaro, preciso, dettagliato nell’individuare ed elencare soprattutto le ragioni che stanno alla base della mancata vittoria contro la mafia. Una guerra più dura e difficile di quella vinta contro il terrorismo, contro cui lo Stato decise di andare sino in fondo, perché il nemico era sostanzialmente isolato, non disponendo di grandi agganci nel contesto sociale. Contro la mafia invece, ci si è fermati ai successi ottenuti contro i killer ed i boss. Ma questi non sono stati sufficienti, perché Cosa Nostra gode di collusioni diffuse: negli ambienti politici ed in larghi strati della borghesia ricca e colta. E’ un pezzo di storia quella che racconta Caselli, dalla lotta al terrorismo rosso a quella contro la mafia apparentemente invincibile dei suoi primi giorni a Palermo, dove assume la guida della Procura, solo pochi mesi dopo i crudeli assassini dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ed è la storia soprattutto di una sconfitta, o perlomeno di una “voluta” mancata vittoria contro la mafia ed i suoi sempre più stretti legami con la politica, non solo isolana, ma anche romana. Ma forse c’è ancora una speranza. La battaglia contro l’ala militare di Cosa Nostra, infatti, continua a produrre risultati rilevanti e la società civile, anche e soprattutto quella siciliana, trasmette forti segnali di resistenza e rigetto della mafia grazie ad associazioni come “Libera” di Don Luigi Ciotti ed alla nuova consapevolezza del mondo economico nel contrastare il racket e le estorsioni. Bisogna però riuscire a fare l’ultimo definitivo salto di qualità, quello più difficile, quello più arduo e contrastato: contro la politica e la corruzione.
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venerdì, luglio 10, 2009
Estradato dalla Francia mafioso appartenente a "Cosa Nostra"
E' stato estradato dalla Francia in queste ultime ore al valico di frontiera a Ventimglia, Salvatore Adelfio,di 42 anni, pregiudicato palermitano, arrestato mesi fa a seguito di una importante attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, che ha visto operare insieme le Polizie di Spagna e Italia. Adelfio, era latitante dal 7 febbraio 2008 quando riuscì a sfuggire alla cattura nel corso dell'operazione "Old Bridge". Adelfio, colpito da mandato di cattura europeo per 416 bis, è stato catturato dalla Polizia Francese il 10 marzo a Perthus (Francia), località al confine con la Spagna. Gli uomini del Servizio Centrale Operativo e della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, con la collaborazione del Servizio Interpool, già da tempo avevano individuato il territorio spagnolo quale possibile rifugio del latitante. La collaborazione con la Polizia Spagnola aveva infatti già portato alla individuazione di residenze del latitante in località Torremolinos (Malaga) ove questi si era rifugiato all'indomani dell'operazione "Old Bridge" ed all'attuazione diservizi di Polizia Giudiziaria mirati alla sua cattura. L'Adelfio Salvatore, figlio di Giovanni, appartiene ad una famiglia storicamente inserita nella cosca mafiosa di Villagrazia – Santa Maria del Gesù, alla quale era organico anche il padre, Giovanni Adelfio , anch'egli con trascorsi di latitanza ed attualmente detenuto. E' cognato del boss Carlo Greco che, unitamente a Pietro Aglieri , è stato ai vertici di cosa nostra palermitana, partecipando alla perpetrazione dell'attentato in cui il 19 luglio 1992 venivano uccisi il giudice Paolo Borsellino ei 5 agenti della sua scorta. Al vertice della famiglia mafiosa di Villagrazia-Santa Maria del Gesù si collocano attualmente proprio Salvatore Adelfio e il noto Benedetto Capizzi attualmente detenuto agli arresti domiciliari. Salvatore Adelfio era già stato tratto in arresto nel 1997 e nel 2002 in esecuzione di Ordini di Custodia Cautelare con cui gli erano stati contestati l'appartenenza all'associazione mafiosa ed il coinvolgimento nel traffico di sostanza stupefacente. L'Operazione "Old Bridge" giunge a conclusione di una serie di inchieste della Polizia di Stato che hanno duramente colpito "Cosa Nostra" (Grande Mandamento- gennaio 2005; arresto di Bernardo Provenzano - aprile 2006; Gotha - maggio 2006, arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo - novembre 2007). Essa ha consentito di disarticolare ulteriormente le famiglie mafiose collegate al capo di "Cosa Nostra" Bernardo Provenzano e, dopo di lui, a Salvatore Lo Piccolo anche in relazione ai suoi collegamenti internazionali. L'attività di intelligence si è sviluppata anche negli U.S.A, a New York, dove è stata disarticolata la potente famiglia mafiosa "Gambino". Le indagini furono effettuate in collaborazione tra la Polizia di Stato e l'F.B.I. nell'ambito di un protocollo di cooperazione tra i due Paesi, denominata "Pantheon". Adelfio, ora si trova rinchiuso in carcere di massima sciurezza del Nord Italia.
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